ABU DHABI: LA GARA CHE NON C'E'

di Veronica Vesco
Valtteri Bottas
Kevin Magnussen
Lance Stroll
Romain Grosjean
Carlos Sainz
Quattro Ruote
Ritratto di veronica

Nessuna magia. Nessuno splendore. Yas marina è un immenso corteo di yacht sfavillanti, di vip distrattamente presenti, di modernità falsamente ammalianti. Nel mezzo sta la Formula Uno, vecchio leone in gabbia entro i contorni dorati di una pista senza passione e senza memoria. Una sorta di "deserto dei tartari" in cui è infinita l'attesa e tristemente vana la sorpresa.

Nonostante questo, tutti sorridono, tutti sono pronti a far festa, come liceali all'ultimo giorno di scuola. C'è la Mercedes, che vuole chiudere in bellezza. C'è la Ferrari, che fa tenerezza, alla ricerca della sua prima affermazione su di un circuito indigesto. Ci sono le squadre minori, che, con molta fierezza, faranno a gara per accaparrarsi il quinto posto in classifica mondiale. E poi ci sono le interviste ai protagonisti. Ad Hamilton che è il primo della classe; a Bottas che è un alunno diligente; a Vettel, sempre bravo, ma da otto in condotta; a Raikkonen, che ha grandi doti, ma non si applica abbastanza; a Ricciardo, simpatico e cameratesco; a Verstappen, il bulletto tutto pepe. Ci lasciano con un arrivederci alla prossima stagione, con un sorriso o con un rimpianto, con poche promesse, ma con troppe premesse.

Le parole si sprecano mentre la pista tace. Le qualifiche regalano le stesse emozioni di una poesia svogliatamente imparata a memoria, con l'inversione del primo capoverso: Bottas-Hamilton. Segue una prevedibile quartina di rime alternate: Vettel-Ricciardo, Raikkonen-Verstappen. La partenza è un'elegante e disciplinata sequenza di monoposto, aggressive quanto basta per lasciare praticamente intatte le posizioni. Un testacoda del solito Magnussen ci ricorda che stiamo assistendo all'avvio di un gran premio. L'interminabile sequenza di curve a 90 gradi, invece, ci proietta sul navigatore delle nostre auto, mentre siamo alla ricerca di un indirizzo cittadino. Torpore da lezione di matematica. Ad un tratto un miraggio: sorpassi, controsorpassi, contatti sfiorati. La lotta tra Stroll e Grosjean, con il francese che avrà la meglio, resta il momento più entusiasmante della gara. Alonso e Massa cercano di imitarli, rispolverando una rivalità antica. Ricciardo, in preda alla noia, si concede un'uscita di pista. Appena dopo arriverà il ritiro a causa di un problema idraulico. Il vero coup de théatre però lo regala Sainz: attimi di panico dovuti all'incuria nel fissaggio di una gomma. L'anteriore sinistra oscilla già nella corsia dei box, facendolo quasi impattare contro il muro del tunnel. Il bravo Carlos riporterà l'auto sotto la luce dei riflettori, prima di abbandonarla in un ampia e scenografica via di fuga. Nel finale l'immancabile Hamilton tenterà di insidiare la vittoria del compagno, ma nulla di fatto. Valtteri, a suon di giri veloci, si riscopre condottiero e novello Lawrence d'Arabia.

Il pomeriggio d'oro ha lasciato il posto alla notte. Il cielo fiammeggiante ha acceso le stelle. Il commiato è imminente. L'isola che non c'era ha ospitato il suo Gran Premio fantasma, utile solo per i numeri, per le statistiche, per i guadagni. Nel mezzo una stagione entusiasmante, vitale, eccessiva, che avrebbe meritato ben altro arrivederci.

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