GP.DI AUSTRALIA: RIDE BENE CHI RIDE ULTIMO

di Veronica Vesco
Sebastian Vettel
Kimi Raikkonen
Lewis Hamilton
Valtteri Bottas
Fernando Alonso
Quattro Ruote
Ritratto di veronica

Nella patria di Ricciardo la parola d'ordine è sorriso. Di sorrisi parla Hamilton in conferenza stampa, tronfio e spocchioso come mai prima d'ora nel provocare Vettel. Ma a Melbourne la fortuna deciderà di riservare un sorriso proprio a Sebastian, confezionandogli un uovo di Pasqua con una sorpresa ben più sostanziosa di quelle della Kinder. Anche il buon Daniel, dopo una dubbia penalità che lo arretra in qualifica, ritrova il sorriso grazie alla quarta posizione finale, che gli consente di battere lo scomodo compagno. Non smette di sorridere neppure Alonso, che, grazie al motore Renault, rientra a pieno titolo nella top five.

Ma andiamo con ordine. Il primo semaforo verde dell'anno non riserva particolari emozioni. Posizioni di testa mantenute, con Hamilton a precedere la coppia rossa Raikkonen-Vettel, un eccezionale spunto di Magnussen, che lo proietta al quarto posto, qualche scambio di posizione nelle retrovie e la solita apatia finlandese, che, per la gioia dei ferraristi, questa volta colpisce Bottas. Dopo il violento impatto del sabato, Valtteri è stato sbalzato in quindicesima posizione e da lì si avvia mestamente procedendo senza guizzi degni di nota per tutta la durata della gara. Forse a causa dell'enorme circonferenza cranica soffre di claustrofobia da halo, e, per parafrasare Montezemolo, pare il gemello diverso rispetto al pilota conosciuto nella scorsa stagione.

Restando in tema di grande nord al sesto giro possiamo assistere al ritiro di Sirotkin. Il russo, al suo debutto in Williams, non impressiona affatto. Al punto che dal cielo arriva un messaggio subliminale: un sacchetto di plastica dispettoso va a spalmarsi sulla vettura in corrispondenza dell'impianto frenante, impedendo il raffreddamento e causando il conseguente guasto al circuito idraulico. In altre parole, le alte sfere celesti suggeriscono di cestinare immediatamente Sergey e passare il testimone a Kubica, la cui mano pare finalmente pronta per riceverlo.

La vera beffa della sorte va in scena però tra il 23mo e il 25mo giro. Le sorprendenti Haas, dopo il pit stop, si fermano entrambe a causa di due ruote montate male. I meccanici della scuderia americana, sebbene conterranei di Tex Willer, hanno dimostrato di non essere altrettanto precisi con le pistole, che infatti risultano caricate a salve e non permettono di avvitare correttamente i dadi di serraggio della posteriore sinistra di Magnussen e dell'anteriore sinistra di Grosjean. Il doppio ritiro ha un duplice, antitetico effetto: far versare fiumi di lacrime in casa Hass, ma restituire il sorriso alla Ferrari. Lo stop dellle due monoposto difatti causa dapprima l'ingresso della virtual safety car, che rallenta il passo di Hamilton, e poi l'entrata della safety car vera e propria, che consente a Vettel (unico tra i piloti di testa a non avere ancora pittato) di effettuare il cambio gomme balzando davanti all'inglese e conquistando la prima posizione. Lewis non riesce a capire come ha potuto perdere la testa della gara, Kimi invece capisce subito di aver ereditato l'ennesima strategia sbagliata ed esprime le sue rimostranze con coloriti team radio. Alonso docet.

E proprio Fernando, in Australia, riassapora finalmente la dolcezza dei piani alti. La sua papaya, che nei test prestagionali di Barcellona somigliava di più ad una pannocchia abbrustolita dai tanti problemi di surriscaldamento, è maturata passando nell'altro emisfero. A Melbourne si è mostrata solida e compatta, permettendo allo spagnolo di lottare, di sorpassare e di tornare a guidare con gusto. La quinta posizione finale e la possibilità di arginare gli attacchi di Verstappen e di Sainz sono sembrati il miglior antipasto per iniziare una golosa stagione.

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