8802 SAN MARINO (TURBI E DISTURBI)

di Mari Lafayette
BIS VINCIT QUI SE VINCIT
Quattro Ruote
Ritratto di marilu

Siamo nel mese di maggio, anno 1988. È la seconda gara del Mondiale e ci troviamo in un posto magnifico, ma che dico, siamo a Imola, in paradiso!

Le due McLaren-Honda di Senna e Prost sono in pole, pronte a sfiammare la pista delle piste, stesso motore per il Campione in carica Piquet, seconda fila e terzo posto per la sua Lotus, che in qualifica è comunque la più veloce sul tratto che porta alla Tosa. A seguire, Nannini, la Ferrari di Berger, Patrese, e più giù, posti nono-decimo-undicesimo, si piazza il bel trio lescano composto dal simpaticissimo Ivan Capelli sulla March-Judd, Michele Alboreto su Ferrari e Nigel Mansell sulla Williams-Judd.

In realtà siamo sempre spiaggiati sul mio divano, e Youtube ci regala l’intera gara, questa volta con il commento di David Hobbs e Chris Economaki, i quali si distraggono un po’, forse pensano a “Lovely” Rita, la moglie di Cheever, e non si accorgono che la McLaren che parte male, ma proprio male, non la guida il brazilero, bensí il francesino dai bei ricci. Si riprendono quasi subito, e ci ricordano che a fare la differenza, sarà la gestione del carburante, e in attesa della pioggia, calano un rosario di jatture sulle due McLaren, sulla scia di Peter Warr, il boss della Lotus, che prospetta riserva sparata, esplosione della pompa e ritiro per Senna e Prost. I due reporters sono davvero esilaranti, e stilano persino una “Somethings old” list, per ricordare ciò che quest’anno manca: al primo posto la Brabham, seguita dai motori BMW, dai Motori Moderni, dallo sponsor Olivetti, e solo al quinto posto di lacrime e rimpianti, i celeberrimi baffi di Mansell. La gara incalza, le vetture sono più di trenta, ma Hobbs ed Economaki fanno gli studiati e provano a venderci una Repubblica di ventitrè chilometri quadrati (a sentire Wikipedia sarebbero quasi sessantadue, e avendo smarrito il sussidiario delle elementari non posso adoperarmi in contro-prove di sorta), la cui principale fonte di reddito sarebbe “la vendita di francobolli che nessuno incolla su nessuna lettera”. Può darsi che ai due simpaticoni siano pervenuti francobolli di altro genere? Lucy in the Sky with Diamonds? Lambrusco al metanolo?

Al terzo giro Senna ha giá allungato il passo, inseguito dal Campione connazionale, dal nostrano Patrese, e da Berger. Prost e suoi bei ricci però non ci stanno mica, il piedino del francese si fa pesante e scavalca chi incontra, per trovarsi in un baleno impacchettato tra il compagno di squadra e Piquet. 

In pista ci sono ben dieci piloti italiani, tra di loro, Nannini prova l’aerosol terapia con gli scarichi di Patrese, il duello piace assaj, e la pista più succhiabenzina del Mondiale è perfetta per queste sfide effervescenti. Patrese ha le traveggole e attacca a vedere doppio, ma le traveggole son false, infatti appiccicata a Nannini c’é davvero l’altra arlecchinissima Benetton, guidata da Boutsen. La livrea super cromatica non piace neanche ai due clowns in cabina regia, che invece di concentrarsi sulla competizione, attaccano una fashion gag spassosissima. Nannini comunque non demorde e finalmente alla Tosa riesce a passare Patrese, entrambe guidano aspirati, l’era turbo della Formula 1 è ormai al viale del tramonto.

La testa della corsa è salda nelle mani di Senna, che continua ad allungare il gap con Prost, mentre la regia si sofferma ampiamente sui tre moschettieri che seguono, Piquet è infatti terzo e cerca di difendersi come può dalle due Benetton, con Nannini a tallonarlo vicinissimo. Si intromettono i due spagnuoli della Minardi, Sala e Campos, che sparpagliano un po’ di pepe e confusione sul tracciato, e la bagarre si accende scoppiettando quando Mansell, finalmente, si desta da un dolce torpore, e passa Boutsen alla Variante Alta, chiudendosi sulla sinistra, un sorpasso leggero ed efficacissimo, nonostante una svisatina sul’erba, quindi straccia e passa Piquet alla Rivazza, ma il brasiliano non se lo sogna proprio e il giro successivo gli rende la cortesia, con un sorpassone spettacolare sulla curva intitolata a Gilles Villeneuve. Giornataccia per Nigel, che è costretto a ritirarsi al giro successivo, perchè la sua Williams non ce la fa più.

John Bisignano, l’inviato della tivù ammerigana ai box, ci racconta che ai muretti il problema del carburante inizia a farsi sentire, gli uomini McLaren sono i piú timorosi, e probabilmente Senna e Prost dovranno ridurre almeno un poco la velocità, le MP4/4 han sotto il motore dei motori, ma, si sa, il turbo è pesantissimo, e il rischio è notevole.

Oggi le Williams-Judd sono in gran difficoltà, Patrese s’infila ai box, cambia le gomme, fa fumare una roba nera orrenda ai suoi meccanici, ma poi riparte, brutta storia poco dopo anche per Michele Alboreto, che è costretto al ritiro, problemi al motore, olio che cola e fumata da conclave cardinalizio senza nomination per il ferrarista.

All’apparire della bandiera a scacchi, Senna chiude primo, seguito dal compagno Prost, sul quale il gap si è ridotto da quasi dieci secondi a tre, per risparmiare carburante. Le due McLaren inchiodano letteralmente senza giro di cool-off per non rischiare di finire le vetture sottopeso, come accadde nell’85, sempre qui a San Marino, quando l’auto di Alain venne squalificata per essere di due chili inferiore al minimo sindacale imposto dal regolamento.

Terzo posto per Nelson Piquet, quindi, in ordine d’arrivo, punti anche per Boutsen, Berger e Nannini.

 

Chiudo fermandomi per qualche istante su una curva del circuito, perchè a scrivere di Imola senza parlare di lei, non ce la faccio mica. Lei è la curva del Tamburello, e non è un tratto qualunque, perchè quando si pensa al Tamburello, è impossibile non pensare ad Ayrton, quel primo di maggio 1994, è impossibile non pensare alla bellissima statua che sta proprio lì dietro, immersa nel verde maestoso del Parco delle Acque Minerali. Io la statua la vidi per la prima volta nel 1996, e fu un calcio in pancia, da togliere il fiato, da doversi ingoiare le lacrime, perchè sei lì con gli amici, sei lì per divertirti e sai che quando le monoposto cominceranno a schizzarti davanti, il fiato se ne andrà per conto suo, ancora, ma in un altro modo, mentre lì davanti a te adesso c'è questo bronzo, seduto, col capo chino, e tra le sue mani ci sono sempre fiori o ricordi o pensieri di chi quel giorno se lo ricorda bene, di chi si è lasciato guidare lontano, guardando il pilota brasiliano, il Pilota dei Piloti, cazzo sì, di chi si lascia guidare lontano, comunque, anche oggi, anche domani, quando incontra ciò che di Ayrton è rimasto, ancora qui. Grazie Ayrton.

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