AUSTRALIA: L'ISOLA CHE NON C'è

di Veronica Vesco
Charles Leclerc
Valtteri Bottas
Lewis Hamilton
Sebastian Vettel
Daniel Ricciardo
Quattro Ruote
Ritratto di veronica

L'Australia non esiste. Da ieri i ferraristi vanno a braccetto con i terrapiattisti, poiché vorrebbero cancellare ogni traccia di quanto accaduto a Melbourne. Dalle stelle alle stalle, cosa che parrebbe normale trattandosi di cavallino. Cosa che risulta impensabile dopo Barcellona, quando erano proprio le stelle Mercedes ad apparire spente. In ogni caso, "seconda stella a destra e poi dritto fino al mattino", verso l'isola che non c'è.

La seconda stella Valtteri Bottas la prende sul serio, infatti va dritto dritto fino al mattino italiano, con una vittoria mai messa in discussione, se non da qualche timida illazione del complottista Vanzini, che paventava assurdi ordini di scuderia per rimettere in ordine le cose. Ma si sa, nel regno della fantasia tutto è possibile, anche che Bottas il boscaiolo diventi Peter Pan e si faccia beffe del suo capitano, che, grazie al suo uncino, è quantomeno riuscito ad attaccarsi al secondo gradino del podio, nonostante gli assalti furiosi di Max, pronto, come il coccodrillo, a spalancare le sue fauci, ad attaccare senza riserva.

Dato che l'Australia non esiste, anche Ricciardo non c'è più. Dopo aver udito un campanellino d'allarme, quando Hulk gliele ha suonate in qualifica, decide di abbracciare totalmente la filosofia di rottura palesata sul suo casco e, per immedesimarsi definitivamente nella fatina Trilly, decide di vestirsi di verde rotolando la sua vettura sull'erba, proprio allo start. Attento Daniel, perché l'accoppiata giallo-verde, quando si parla di cambiamento, non sembra essere la più azzeccata, chiedere ai parenti italiani per delucidazioni in merito. Il risultato infatti non è dei migliori: perde l'ala, perde tempo e di lì a poco si vedrà confinato nell'oscuro antro dei box. Urge ritrovare la magia, ma anche un po' di leggerezza, altrimenti la sua prima stagione in Renault potrebbe rivelarsi alquanto pesante.

Pesante come l'aria che si respira in Ferrari, dopo il distacco abissale delle qualifiche. Una fossa delle Marianne praticamente. Ma l'azzimato, perfettissimo e perfettibile Charles dichiara di non sentire nemmeno la pressione. Ottima cosa per chi,come lui, è chiamato a risalire dalla profondità della quinta piazza, a oltre un secondo dal poleman. Binotto si sente un po' il signor Balocco e intima ai suoi due ragazzi di 'fare i buoni' in partenza. Ma il giovane Leclerc, sempre sul pezzo, si ricorda che siamo più vicini a Pasqua, così decide di volare come una colomba, dapprima superando Max, planando poi nell'erba giusto in tempo per evitare uno scontro fratricida. Del resto si sa, la domenica è consuetudine scambiarsi un segno di pace, così Charles alza il piede e abbassa la testa per ben due volte, decidendo giudiziosamente di non opporsi alla ragion di stato. Almeno per ora. 

Proprio perchè l'Australia non esiste succedono cose dell'altro mondo. Succede, ad esempio, che le gomme morbide durino un'eternità e che quelle dure siano velocissime. Quelle medie invece non si dimostrano nè carne nè pesce, per la gioia di tutti i vegetariani escluso Hamilton, il quale, montandole anzitempo, si condanna ad una gara incolore, che, oltre al giallo della banda, ci propone anche quello del fondo danneggiato. Ancora più indecifrabile la situazione vissuta da Vettel, che tra strategia sbagliata, gomme usurate e auto lenta, si ritrova a deambulare per la pista, chiedendosi invano chi sia il colpevole, poiché in questo caso tre indizi non fanno una prova, ma provano inconfutabilmente, come il 9, che si è presa una direzione sbagliata.

Sull'isola che non c'è accade tutto al contrario. Accade perfino che il bistrattato motore Honda vada a podio, proprio mentre la McLaren di Sainz, ereditata da Alonso, va arrosto. Il giovane spagnolo non ne fa un dramma e probabilmente pensa alla prossima grigliata tra amici. La legna, manco a dirlo, la offre Bottas. il vino, per dimenticare l'ennesima scelta sbagliata, lo procura Fernando. Il pepe ce lo mette Kvyat. Il russo, dopo essere stato retrocesso e poi defenestrato dai vertici Red Bull, si gode ora il suo reintegro in Toro Rosso bevendosi Gasly e placando la sua sete di rivalsa in barba alle gerarchie. Insomma c'è tanta carne al fuoco in questo 2019. E ci sono molte sentenze da ribaltare in vista dell'arrivo nell'altro emisfero. Ma più che Alessandro Borghese, servirà un grande lavoro per sovvertire il risultato australiano. Arrivederci al Barhain dunque, sperando che la Ferrari vista nei test non sia stata solo un miraggio.

 

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