BABY I CAN FEEL YOUR HALO

di Mari Lafayette
Fernando Alonso
Lewis Hamilton
Kimi Raikkonen
Max Verstappen
BIS VINCIT QUI SE VINCIT
Quattro Ruote
Ritratto di marilu

Un sacco da raccontare, oggi, il GP di Abu Dhabi, giunto alla sua decima edizione, regala sempre ricchi spunti per la narrazione, e allora veniamo al dunque, anche questa volta in ordine totalmente sparso.
Qualifiche e gara senza dubbio ghiotte, primo protagonista l’ormai celeberrimo cordolo a salsicciotto, dal karma talmente potente, che si lascia accarezzare più o meno da tutti i piloti, pellegrini innanzi a lui, e l’effetto ricorda un po’ Las Fallas de Valencia, pare che sul fondo le monoposto siano state addobbate da grappoli di raudi, e le scintille che sbrilluccicano copiose, creano un’atmosfera ancora più carnascialesca, Yas Marina è sempre una gran festa (Rima baciata!).
Tutti bravi in prova i top piloti, Vettel scende per primo sotto l’unoetrentasette, facendo ben sperare sulle sue condizioni psico-fisiche. E qui apro una piccola digressione, in merito all’articolo del caro Pino Allievi, pubblicato sulla gazza di domenica , che ci ricama un Seb “in tilt”, ansioso, triste e paranoico. E il pilota tedesco effettivamente indossa spesso un muso lungo, lunghissimo…tesoro, via, nun fà cussì, ti fa male alla salute, forza e coraggio. E tanti cuoricioni, dai, oggi anche sì. Felice invece io, di veder il sempre simpaticissimo campione delle Asturie passare la Q1, mi mancherai un sacco Alonso, davvero, davvero. Non passa tuttavia la Q2 e si piazza quindicesimo, Fernando, peccato, in cuor mio, son sincera, un po’ ci speravo di vederti sul podio un’ultima volta. Cuoricionissimi for iù.
Ghost in da machine per Gasly, il mezzo muore, all’improvviso, e ciao prove. Cuoricino! Hamilton, perfettissimo, si guadagna l’ennesima pole, le sue qualifiche sono uno spettacolo, che si chiude in unotrentaquattrosettenovequattro.  Cuoricini e cuoricioni, manco per sogno, lo sai che non è cosa tra di noi, ma bravo sei bravo proprio. Io tifo Ricciardo, che si piazza quinto, e fedelissima al mio beniamino resterò.
Semafori rossi che si spengono, domenica, davanti al supercampione inglese, seguito dal compagno di ventura, e quindi da Seb e Kimi. Raikkonen se ne esce al settimo giro, anche la sua vettura viene posseduta da malefiche energie, e il saluto al team Ferrari sembra piuttosto uno sbadiglio. Due dita negli occhi, subito, sì, perchè la sparata (riprendo nuovamente il caro Pino e la gazza di domenica) che non hai voglia di chiudere il mondiale terzo, perchè non ami viaggiare e andare a San Pietroburgo il 7 dicembre a ritirare il premio FIA, è veramente un insulto alla squadra e a quelli che ti hanno accudito per anni. Tant’è che terzo ti sei piazzato, quindi buon viaggio, e pigliati una bella sbronza di vodka buona, che forse riesci a sorridere per una mezz’oretta.
Facciamo un passo indietro, replay della partenza, e veniamo all’incredibile carambola di Hulkenberg! Terrore e panico sul mio divano, giù dal muro il calendario e tutti i santissimi che ci stan su, mi incanto in un sentitissimo mantra, e intono una serie di “Oh, cazzo!”, i soccorsi si attardano, il mantra sale di intensità, estintori, omini colorati, ma la Renault rimane lì, capovolta…nella mia testa adesso c’è Beyonce che canta…”Baby I can feel your halo”…e finalmente tiro il sospiro di sollievo…non si sa bene chi o cosa abbia graziato il Brad Pitt del Circus, l’halo forse ha un po’ ostacolato la sua indenne fuoriuscita dall’abitacolo, o forse no, ma ciò che conta è che lo spettacolo non abbia virato in tragedia. Evviva. Grosjean si stava già gustando il cordolone, Nico insomma l’ha un po’ stretto, dice di non averlo visto, colpa di Alfredo?
La gara procede, entusiasmante, degno di una qualche nota Verstappen, un pazzo spericolato, che però ci dona momenti champagne, facendosi prima passare dalle sempre carinissime vetturine rosa, e poi ripigliandosi la posizione. Lo psicosvalvolato figlio di Jos si acchiappa il terzo posto sul podio. Grazie per i sorpassi, ma seguito a detestarti, umanamente parlando, caro Max, leggiti Osho, fatti una canna, fai qualcosa, please, ma datti una calmata.
Cambio gomme raccapricciante per Vettel al quindicesimo, il karma gli torna con gli interessi l’immeritato regalo dell’unoenove ad Interlagos e lo inchioda ai box per treecinque. Tiè. Comunque bella gara per Cicciobello, velocissimo, bravo, dai, su.
Attimi intensi quando il satellite promette pioggia, ormai è il ventiquattresimo, quasi tutti hanno già boxato, hyper soft, ultra soft, super soft, ma quante cazzo di mescole s’è inventata la Pirelli?! Ecco, uno che adoravo davvero e mi manca da morire è Paul Hembery, torna Paul, ti prego, la Formula 1 senza di te è zoppa, orba, monca, e io son triste, tristissima. Pioggia di cuoricioni! Ma l’asfalto è caldo, hyper caldo, super caldo, ultra caldo, le quattro gocce scendono e subito s’asciugano. Peccato, la pioggia poteva aggiungere un po’ di pepe a una gara, comunque piacevolissima di suo.
Mi avvicino alla conclusione, anzi son qui, salutiamo Alonso insieme a Lewis che fa i cerchi sull’asfalto, tanto la power unit adesso la può usare per centrifugare frutta e verdura, e i microfori che la Mercedes ha rispolverato a Yas Marina, quelli van bene per cuocere il basmati. Carinissimi Hamilton (che stravince) e Seb (secondo) nello scambio di simpatie durante l’intervista in pista, Verstappen (terzo), te non ti considero proprio.
Tutti simpatici cronisti e commentatori, Camicioli, cazzo ancora il doppiopetto, bleu, gessato, e pure il fazzolettino bianco dal taschino, ti prego, basta; Trulli con la vestaglia da nanna beige, orribile, ma sempre adorabile; Valsecchi mettiti a dieta che manco Angela Merkel tiene un bagagliaio così importante.
E infine, grazie Sky, davvero, mi accommiato sospirosa dal mondiale 2018, guardando la bella intervista alll’amatissimo, fighissimo, immensissimo, Maurizio Arrivabene, meno caustico del solito (ma oggi non aveva molto margine per esserlo sul serio). Ciao Maurizio, mi manchi già. Tons of cuoricioni for Maurizio.

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