CINA: FERRARI SHAN-GUAI, MERCEDES A 1000

di Veronica Vesco
Lewis Hamilton
Sebastian Vettel
Charles Leclerc
Max Verstappen
Quattro Ruote
Ritratto di veronica

1000 ma non più Ferrari. Parabola discendente o profezia errata? Senza scomodare false attribuzioni o fantasiose interpretazioni, questo millesimo gran premio sembra più che altro un richiamo ai secoli bui. In realtà, trattandosi di Cina, più che di buio si parla di grigio. E non certo per via dell'inquinamento di Shanghai. Il grigio che fa da padrone, qui, è quello Mercedes. E infatti le Frecce d'Argento mettono tutti in riga già dal sabato, al punto da far diventare la fase più animata delle qualifiche uno slow motion, con le vetture in fila a comporre un coreografico serpentone. In testa, manco a dirlo, quel dragone di Hamilton, che rallenta oltremodo l'andatura con la diabolica intenzione di eliminare qualche avversario dalla partita, tentando di impedire un salvifico secondo tentativo di caccia della pole. Il trucchetto non riesce con le Ferrari, grazie a Vettel che mette a segno in extremis un sorpasso su Verstappen prima di buttarsi nel suo giro lanciato. Ma riesce proprio con Max, che, stordito e incredulo, prende la bandiera a scacchi e si ritrova fuori dalla lotta meditando vendetta. 

La griglia offre così una pole position per il solito Lewis e il secondo posto per Valtteri. Ma a dar fuoco alle polveri ci pensano i due ragazzi in rosso, che, con tempi quasi identici, si spartiscono la seconda fila. Ha la meglio Seb, per soli 17 millesimi. E tanto basta per gettare Leclerc nello sconforto più nero. Il monegasco ci delizia con un tutt'altro che principesco team radio colmo di imprecazioni verso se stesso e verso un suo peraltro impercettibile errore. Suvvia Charles, nel medioevo un'indulgenza non si negava a nessuno. Nel gran premio numero 1000 al massimo ti toccherà una piccola penitenza, tipo lasciare strada al tuo compagno!

Seb, dal canto suo invoca un po' di fortuna, vale a dire quella che è mancata nel corso dei precedenti Gp. Non si considera nato con la camicia, allora ancora una volta punta tutto sui baffi. Ma non si tratterà proprio di una camicia con i baffi, anzi. La gara, lungi da essergli confezionata a pennello, gli regalerà più critiche che soddisfazioni. Dopo tutto il tedesco se ne farà una ragione. Ormai sa bene che la stampa con lui non è proprio di manica larga. La partenza lo vede autore di un ottimo spunto, almeno fino a quando non si imbatte nella muraglia eretta da Bottas, che gli tarpa le ali, consentendo a Charles di sopravanzarlo. Le Mercedes dettano il passo, Vettel tenta invano il sorpasso. Si sente più veloce. Forse, chissà. Mentre il muretto medita sul da farsi, tra i due è battaglia vera, con tanto di gomme spiattellate. Alla fine, troppo tardi perchè possa servire a qualcosa, arriva il team radio fratricida, con Seb che passa, anche se non può più fare la lepre. Con Charles che accetta, suo malgrado, di fare il coniglio.

E, vista la Pasqua imminente, da coniglio ad agnello il passo è breve. Così, il povero Leclerc si ritrova in balia di una strategia assurda e controproducente, che non aiuta affatto Vettel, anzi, al solito rende il tedesco un capro espiatorio. D'altra parte bisognerebbe capire che per attuare il trucchetto del tappo bisogna essere abituati a stappare champagne. E la Ferrari, ultimamente, non pare avvezza alla vittoria. Piuttosto sembra abbonata alle figure da cioccolataio. Del resto, essendo in periodo di uova, si fa presto a comprendere che la frittata è fatta. Oltre alla disfatta sul campo, infatti, il Cavallino deve ora fronteggiare la marea nera delle critiche, reiterate e ingigantite a uso e consumo di un' informazione gossippara. Partendo da Sky, che intervista i piloti alla maniera di Barbara d'Urso, per finire alla conferenza stampa, che ormai sembra la succursale del salotto di 'domenica live'. Non fa meglio la libera informazione del web, che raggiunge l'apoteosi del trash cavalcando senza sosta l'onda degli ordini di scuderia e trasformandola in uno tsunami emotivo in piena regola. In altre parole, la Ferrari fa acqua da tutte le parti, ma, al posto di erigere una diga, ci si focalizza sulle crepe. E si contribuisce a creare una valle di lacrime. 

Sorrisi invece per le inaffondabili Mercedes; per Verstappen, favorito dagli 'strateghi' Ferrari; per Ricciardo, che sigla i suoi primi punti in giallo; per Raikkonen, faro dell'Alfa. E soprattutto per il giovane Albon, che ha saputo rialzarsi dalle macerie della sua Toro Rosso come una fenice, disputando una gara da veterano, divenendo il pilota del giorno. E scrivendo l'unica storia che vale davvero la pena raccontare. 

 

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