FERRARISTA IS THE NEW INTERISTA

di Mari Lafayette
Sebastian Vettel
Charles Leclerc
BIS VINCIT QUI SE VINCIT
Quattro Ruote
Ritratto di marilu

Eccoci dunque alla seconda gara del Mondiale 2019, siamo in Bahrain, e si corre all’imbrunire, su un circuito del caro Tilke, che qui ci regala quattro rettilinei dignitosi e quindici curve, di cui l’ultima è temutissima un po’ da tutti i piloti. Il tracciato è apprezzatto in particolare per il grip, ma trovandosi in mezzo al deserto, il grip a tratti stenta, perchè se tira il vento, arriva un fottío di sabbia ed è un gran casino, cosí (io me lo immagino cosí) arriva uno con i neuroni sbiellatissimi e dice “hey guys, spruzziamo la colla sulla sabbia nei paraggi della pista, cosí quando c’è aria, la sabbia resta ferma”. E cosí sia, Coccoina everywhere!

Grande attesa, come sempre, e quindi veniamo alle qualifiche, dove a rubare la scena ci sono le Rosse, Leclerc è uno spettacolo, Vettel fa il suo mestiere, circa, e Norris si fa notare. I Ferraristis ai bars esultano già, le Mercedes sono un po’ meno aggressive e qualcuno sta già telefonando in Vaticano per la proclamazione del miracolo. Calma e gesso. Anche se stiamo in pista e non in una sala da biliardo.

Anche la Q2 conferma le Ferrari super competitive, subito seguite dalle Mercedes, Leclerc è una meraviglia. I Ferraristis ai bars stanno organizzando i pullmans per il pellegrinaggio a Maranello.

In Q3 le Mercedes alzano la voce, ma il carico aerodinamico è da sistemare, in curva ci sta, ma in rettilineo non fa sconti, e la pole è di Leclerc, seguito da Vettel, Hamilton, Bottas, Verstappen, Magnussen, bravo, primo cuoricione del weekend per te, Sainz e Grosjean. I Ferraristis ai bars han già il mondiale in tasca.

Parentesi velenosa prima di passare alla gara:

Vettel notevolissimo in conferenza stampa, quando si complimenta con il socio Leclerc. Forse aveva gli spasmi Seb, e la sincerità degli apprezzamenti viene inderogabilmente tradita e smentita dai suoi gesti. Body talks. Ammettilo, Seb, stai rosicando, forse stai pure tirando qualche iattura al giovane Charlie...attento che il karma non sbaglia...

Davide Valsecchi oggi sfoggia un capello inguardabile, probabilmente ha usato pure lui la Coccoina e sembra Mufasa del Re Leone in cima al promontorio, ma ci sta, visto che attribuisce la prestazione di Leclerc al “Signore”. Davide, ti prego, mai più!

Hamilton. Sei figo, ti prego, prendi Valsecchi e trovate un barbiere sano di mente che vi aggiusti i capelli.

La gara parte infiammatissima, Vettel, degno dei quattro titoli iridati, si infila davanti a tutti, Bottas benissimo pure lui, Leclerc bene per niente, ma si ripiglia subito, e al secondo giro il miracolo qualcuno lo fa davvero, perchè Charlie sfiora di un atomo la posteriore sinistra di Hamilton, ma si riprende la seconda posizione. I duelli non mancano e nemmeno le scintille, tanto che a tratti sembra di assistere a una gara di saldatrici motorizzate e gommate, ma insomma, l’importante, per me e il mio personalissimo piacere, è la bagarre.

Da subito, infatti, le monoposto dei più coraggiosi ci regalano momenti intensissimi, e oggi la Formula1, quella bella, anzi, bellissima, c’è tutta, ma proprio tutta. E Charles Leclerc di questa sontuosissima e ghiottissima torta si mangia la fetta più grossa, piazzandosi davanti a tutti, e fuggendo via.

In Red Bull non hanno dimenticato come si fa un pit stop perfetto, e forse fra un po’ riusciranno a cambiare le gomme senza boxare le vetture. Fighi, siete fighi, bilico di cuoricionis per tutto il team, la sosta di Verstappen in dueeuno è una magia. Anche in Ferrari ce la fanno e il pit stop di Vettel ha la medesima durata. Incredibile!

Vettel al ventitreesimo riesce a passare Hamilton, spettacolare l’espressione di Toto Wolff. Indescrivibile. Inarrivabile. Toto mi hai stesa. Cuoricione, uno, ma grande grande.

Al trentasettesimo giro la sfida tra Seb e Lewis è accesissima, Bottas e il suo DRS lí in mezzo creano scompiglio, Bottas si leva e va ai box, e poi.

E poi sarà come morire, sí, perchè Sebastian Vettel e i suoi baffi orribili, perdono la bussola, e trasformano la sua Lina in una trottolina. Duddù daddaddà. Che scempio! I Ferraristis ai bars han tutti lo smarfon in mano. Stanno prenotando la visita dal cardiologo. 

Seb riprende la gara, il karma opaco aleggia su di lui, e mentre Vanzini si interroga sullo stato del fondo della Lina, la Lina tira su un sacchetto di plastica. 

Al quarantaseiesimo giro accade l’impensabile, Leclerc chiede ai suoi perchè la rossa è diventata un blocco di ghisa, e non va più! E’ colpa, pare, di un corto circuito, uno dei sei cilindri è defunto. R.I.P. I Ferraristis ai bars sgranano i rosari: resta soltanto lo spazio per una mesta preghiera, e per un’infinità di male parole.

Le Renault di Hulkenberg e Ricciardo ci spediscono sul podio dietro la safety car di Bernd Maylander, Leclerc è salvo al terzo posto, davanti a lui Hamilton e Bottas.

Mi appresto a chiudere questo commento, composto precisamente da novecentonovantanove parole, come il numero di gran premi corsi sino ad oggi, palindromo e quindi da me apprezzatissimo. Spero e mi auguro di poter assistere a una stagione infuocata e combattuta, spero che il peso e il bello del Circus tornino in pista, esattamente come oggi, e non nelle stanze segrete dei patti di concordia, discordia e amici degli amici, spero che qualcuno a Sky si accorga che la compagine di cronisti, ospiti e commentatori è da rifare, la Masolin è fantastica, ma diamine, mettetele accanto qualcuno un po’ degno, spero che Vanzini si calmi, perchè quando si agita e urla mi dà ai nervi e mi fa incazzare, e spero che Vettel riesca a tirarsi fuori dalla voragine decadente in cui annaspa da troppo.

 

Them Crooked Vultures, “No one loves me, & neither do I”, la dedico senza arroganza al povero Vettel, e ci sta tutta. E ti faccio un regalone caro baffone, perchè John Paul Jones, Dave Grohl e Josh Homme sono un trio divino, trovati un bel santo cui appigliarti nei momenti di sconforto, temo che ne avrai bisogno. 

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