GITA ALLA VARIANTE ASCARI: MISSION SPINNOW

di Mari Lafayette
Charles Leclerc
Sebastian Vettel
Lewis Hamilton
Max Verstappen
BIS VINCIT QUI SE VINCIT
Quattro Ruote
Ritratto di marilu

Prima Premessa: il prossimo che mi dice che il gippì è meglio guardarlo alla tivù, e dal vivo è meglio vedere le qualifiche, lo mando a ca-ga-re. Lo giuro, giurissimo.

Seconda premessa: venerdì mattino, sei settembre, squilla il mio telefono, è un amico, un amico di quelli giust,i che ha anche lui gli amici, e soprattutto, i ganci, quelli giusti, giustissimi, nei posti giusti, e mi dice “hei, li vuoi i biglietti per il gippì di Monza?!”. In quel momento divengo improvvisamente balbuziente, pro tempore, i miei neuroni si accendono e scoppiettano come fuochi d’artificio. “Si va-va-va a Mo-Momo-Mo-Monza!”, evviva! I biglietti sono due, la tribuna è sulla Variante Ascari, la MIA Variante Ascari. A chi regalare il secondo preziosissimo biglietto? I miei soci di MSHC sono quattro, non posso scegliere arbitrariamente, quindi decido di decidere affidandomi al lancio dei dadi. Il fortunato vincitore è Deya il Maggico Alverman, aka il mio cuggino atalantino. Non parleremo di calcio. Mai. Forza Brescia.

Terza premessa: arrivare a Monza. Sveglia domenica mattino alle ore quattroequarantaquattro, doccia bollente, allestimento dello zainetto. Piove a secchiate. Tiferò Max Verstappen, quindi indosso la tiscè arancione, la sciarpina arancione, e corredo il tutto con lo zainetto arancione e gli stivaletti da pioggia, grigi, ma con la suola arancione. Con la mia auto, arancione pure lei, raggiungo la stazione ferroviaria di Brixia, caput mundi, e prendo il regionale delle seiediciassette per Bergamo, dove il Maggico e puntualissimo Alverman mi attende, per recarci in auto all’autodromo. La pioggia ci accompagna fino a Monza, ma noi siamo equipaggiati e con i nostri kways raggiungiamo il primo bar a caso, cappuccino, brioche e sigarettina. Cessa la pioggia. Portiamo fortuna. Oh yeah!

Pre-gara: entriamo nel mega parco, che per l’occasione si è trasformato in una palude fangosa, e ci incamminiamo sciallissimi verso la nostra tribuna, circondati da incontabili Ferraristis, ma anche, e per fortuna, da tifosi un po’ di chiunque, i più tifati, pare, sono i frecciargenti, Verstappen e Kimi. Di primo acchito sembra uno showcase di spolverini, dall’ipertecnico, alle buste della spesa. Alle nostre spalle appare una brigata di cazzari travestiti da Asterix, Obelix e soci. La domenica promette bene, anzi, benissimo!
Dopo una lunga, ma piacevole camminata raggiungiamo le quattro tribune della Variante Ascari. La vista è spe-tta-co-la-re, immensa, panoramica, stupenda. Stanno correndo le Formulatre, il suono è fastidiosissimo, sembrano zanzare giamaicane col Sound System integrato. Ventidue giri per infiammarci i timpani, poi una passeggiatina nel parco, le Formula Porsche, due birrette, la sfilata di auto d’epoca.

Il gippì di Monza: siamo pronti, la nostra tribuna vippissima è gremita, al mio fianco due tifosi di Verstappen con i quali mi scambio sorrisi di pace e fratellanza, alle mie spalle quattro Ferraristis campani che hanno hackerato il pitwall delle rosse e sanno tutto in real time, telemetrie, temperatura delle gomme, colore delle mutande dei piloti. Tutto ciò è fantastico. Di fronte un immenso maxi-schermo su cui seguire le parti di tracciato che sfuggono alla nostra vista. Senza il commento di Vanzini. Già così abbiamo vinto tutto.
La partenza è una goduria, Charlie tiene testa e si tiene le frecciargente alle spalle, Seb sta lì in quarta posizione, ma riesce a farsi infilare da Hulkenberg, come un pivello,e in un lampo le monoposto ci sfrecciano all’Ascari, le Mercedes sono vicinissime, da qui abbiamo la precezione istantanea, giro dopo giro, di quanto il gap tra la sedici e la quarantaquattro si allunghi oppure si restringa, lo spettro DRS ci inquieta, la mia monocellula ferrarista (sì una c’è anche dentro di me, nascosta, ma c’è) si infiamma, le Renault, incredibilmente, insolitamente, stanno appena dietro la testa della corsa, Verstappen ha fatto un pasticcio, ancora, le partenze non le ha imparate, ancora, sfonda l’ala anteriore (“nose, he broke his nose” dice il mio vicino di tribuna belgiandese, e per un istante temo il peggio per il mio beniamino) ed è costretto a boxare. Riprendo fiato. Sì, perchè guardare il gippì dal vivo è pazzesco, il tempo vola velocissimo, l’emozione non si misura, e il Maggico Alverman tornerà a casa con le mie cinque dita stampate sul braccio, perchè io ogni tanto, nei momenti hot, very hot, super-ultra-hyper hot, mi attacco al suo arto destro per scaricare l’energia in surplus…Ed ecco, al sesto giro, stacco il primo cuoricione, solo per Seb, tutto per Seb, grazie Seb. Kid Seb al sesto giro, lì, sotto di noi, avvolto dalla gloriosa Variante, trasforma la Lina in una trotto-Lina, che gira vorticosa su se stessa, finisce sull’erbetta e poi rientra malissimamente in pista, urtando Stroll, Stroll che finisce sulla ghiaia, e pure lui, rientrando sul tracciato, sbrocca e sbatte ai sassi il povero Gasly…poi team radio di Kid Seb che, con la voce rotta e tremante, comunica ai suoi che l’ala anteriore è danneggiata. Io non gufo, s’intenda, miei cari, e un poco mi dispiaccio per il cucciolone teutonico, ma adesso sono davvero stanca di vedere la povera rossa, maltrattata, bistrattata, umiliata, distrutta dalla sua inettitudine. Seb, non ci sei più. Non sarebbe un dramma, nessuno sentirebbe la tua mancanza, se finalmente decidessi di cambiare mestiere. Io, così, non posso, non ce la faccio più. Lasciamoci qui, dai, please. Il pitwall, quello alle mie spalle, ci informa dei dieci secondi di penalità che Seb dovrà ingoiarsi. Il danno e poi la beffa. Meritatissima beffa. Lapo è ai box, il video della sua reazione alla minchiata di Seb è ormai introvabile, ma il sesto giro di piste, gli piglia malissimo. Probabilmente si farà allestrire una mega pista personalizzata, lunga come il tracciato, vie di fuga incluse, appena chiude il circuito, per riprendersi, quindi si farà rapire, questa volta dagli alieni, per coprire le spese. Povero Lapo. Cuoricione per Lapo. Il ventitreesimo giro è da coccolone cardiaco, Hamilton è ruota a ruota con Super Charlie, che lo stringe, e lo costringe a infilarsi in una via di fuga . Qui si potrebbe aprire una polemica infinita sulla manovra di Leclerc e sul fatto che i giudici non abbiano alzato ciglio. Ma nulla è accaduto, nemmeno quando al trentaseiesimo Charlie taglia una chicane e si avvantaggia su Lewis. Giornataccia per il sarracino che poco dopo si caccerà nuovamente in un’altra via di fuga (quella con le lastre bianche, stile camposanto, che in realtà sono le tavolette sprint che Talco Elkann ha già fatto preparare per ogni necessaria evenienza). |n seconda posizione ora troviamo Bottas che curva dopo curva si avvicina a Charlie, e al cinquantesimo di cinquantatre giri, si porta in zona DRS. Sono attimi di delirio, ma per fortuna volano via, e il gradino più alto del podio di Monza è di Charles Leclerc. Per fortuna la Variante Ascari è lontana dalla bandiera a scacchi, quanto basta per risparmiarci il terribile inno monegasco. Ma vogliamo sentirlo ancora, e ancora, e ancora, il terribile inno monegasco. Era ora.

 

 

 

 

 

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