GP. DI FRANCIA: DALLA LANGUE D'OC A OCCIDENTALIS KARMA

di Veronica Vesco
Lewis Hamilton
Sebastian Vettel
Kimi Raikkonen
Valtteri Bottas
Romain Grosjean
Quattro Ruote
Ritratto di veronica

Paul Ricard, il ritorno. Il circuito provenzale ci accoglie come una giostra psichedelica e ci avviluppa in un caos di strisce rosse e blu. Un vortice ipnotico che induce ad errare. E di errori infatti se ne sono visti tanti, specialmente in partenza. Hamilton, da buon poleman, mantiene la testa a posto e si assicura la testa della gara. Vettel invece parte come una scheggia, ritarda la frenata e con la sua ala va a scheggiare la Mercedes di Bottas, causandogli una foratura. Grosjean, evidentemente appassionatosi al bowling, decide di mettere a segno un patriottico strike, coinvolgendo i connazionali Ocon e Gasly. In questo modo, a rappresentare la bandiera francese resteranno solo le ruvide vie di fuga.

Raikkonen, un po' annebbiato nelle convulse fasi della partenza, dapprima scivola in sesta posizione. Poi di colpo si risveglia e inizia a collezionare giri veloci per la gioia di un ispirato Vanzini, che, in onore alla terra dei trovatori, ci delizia con una poetica parafrasi. Il finlandese, secondo il cronista di Sky, "si illumina di fuxia". Appare quindi evidente che ha ritrovato lo smalto perduto. Kimi in effetti si dimostra particolarmente a suo agio su un circuito che ha il nome di un liquore e, forse per dimenticare le voci di mercato su Leclerc, si beve la pista a suon di fastest lap che riusciranno a portarlo sul podio per il brindisi finale.

La McLaren invece non ha nulla da festeggiare e al solito è alla deriva nelle retrovie. Alonso, immancabilmente, sottolinea che sulla sua vettura non funziona nulla. Infatti arriva per lui il secondo ritiro consecutivo in campionato, reso ancora più duro da digerire dopo il banchetto di Le Mans. Fernando comunque può stare tranquillo: da Woking, per rendere meno amara l'ennesima carenza di prestazioni, lo ricompenseranno con gustose barrette al cioccolato e lui potrà dirsi nuovamente satollo.

Vettel e Bottas, precipitati negli abissi, sono impegnati a risalire la china. Ma se il finlandese completa una lodevole arrampicata fino alla settima posizione, la scalata del tedesco fino al quinto posto viene considerata l'ennesimo scivolone in ottica mondiale. Sebastian che azzarda non riscuote consensi e la stampa già si butta a scommetere sul nero. Per fortuna a tenere vivo il rosso ci pensa il terzo posto di Kimi.

In realtà, più che di rosso Ferrari, si tratta di rosso vergogna, data la bruttezza dell'improponibile trofeo consegnato alla premiazione, che raffigura un gorilla nerboruto nell'atto di sollevare una gomma Pirelli. Tuttavia Raikkonen, che già in passato era stato beccato travestito da scimmione nel corso di una goliardica serata tra amici, si troverà senz'altro a suo agio con questa coppa tra le mani. Non è da meno Hamilton, che da buon appassionato di musica improvvisa una sorta di balletto in stile Gabbani per onorare il primate e per celebrare il primato in classifica, nuovamente riagguantato.

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