HUNGARORING (CHAIN OF FOOLS)

di Mari Lafayette
Max Verstappen
Lewis Hamilton
Daniel Ricciardo
BIS VINCIT QUI SE VINCIT
Quattro Ruote
Ritratto di marilu

Circuito storicissimo, l’Hungaroring non mi ha mai entusiasmato particolarmente, qui per vedere un sorpasso dignitoso servono i piloti veri, la pista è sempre sporca e molto polverosa, molto impegnativa per le gomme, e la differenza la fa, di solito, chi si mette in tasca la pole.

Le qualifiche si chiudono con il povero Ricciardo sul divano già dopo la Q1, un Max Verstappen esagerato davanti a tutti, seguito da Bottas, Hamilton, da un Charles Leclerc notevole, ma babbeo, perchè dopo un tempone, va a sbattere la numero sedici malamente, da un insignificante Vettel, e via tutto il resto della carovana. Ringrazino i Ferraristis il team di Clare Williams, perchè sta messo talmente male, che rubare il primato di Cenerentola del Circus è assolutamente impossibile, e quindi non possono essere i peggiori. Ma ci stanno andando davvero vicini vicini.

Dopo le pene ai box di Hockenheim, i meccanici delle rosse hanno forse deciso di fare un downgrade all’attrezzatura e oggi hanno sfoggiato gli avvitatori dell’Hao Mai, il che ha permesso, anche in questo caldissimo weekend, di regalare a Vettel l’ennesima sosta penosa. Anche oggi sono riusciti a peggiorarsi, complimenti, complimentoni proprio.

Calo immediamente il primo cuoricione ungarese tutto per Landino Norris, sabato immortalato addormentato come un canarino su un improbabile sgabellino in pit wall, complimentissimi, per riuscire in una pennichella cosí, ci vuole talento, tanto talento. 

Ma andiamo ordinatamente alla gara in sè e per sè, che allo spegnimento dei semafori vede il meglio tifato del mondiale schizzare via, per nulla intimorito dalle manovre della coppia d’argento, Lewis e Valtteri partono cattivissimi pure loro, ma il nordico si fa subito fumare dal socio inglese, per farsi poi baciare dalla sfortuna e dalla monoposto di Leclerc, che spalma una gomma sulla sua ala anteriore, e non c’è nulla da fare, se non capitolare ai box al sesto giro per la sostituzione, e per lui, addio gloria, bagarre e probabilmente anche sedile. Bottas corre oggi senza infamia e senza lode, peccato e peccato pure che Leclerc non sia stato penalizzato in alcun modo per la mossa da niubbo sfigato, a mio modestissimo avviso, una tirata di orecchie se la meritava di certo.

I team radio all’Hungaroring sono tutti rampantissimi, e gli strateghi rossi sembran tutti un po’ gombloddisti, e parlano di piani B e piani C, ma nessuno evidentemente risulta funzionare.

La gara è tutta di Verstappen e di Hamilton, che dominano i settanta giri come se fossero soli in   pista, anche se in realtà, sono talmente lanciati che i doppiati non tardano ad apparire, sbucando fuori un po’ dappertutto. Si sente e vede la tensione del campione inglese, anche lui gran chiacchierone con i suoi al muretto, non gli piacciono per nulla gli scarichi dell’orangino, che per gran parte della gara è assoluto dominatore, con un gap sempre a ridosso del secondo, il che non facilita le mosse di Lewis, costretto a confrontarsi di continuo con i gerarchi Mercedes per sapere se può aprire l’ala mobile oppure no. Teso, adrenalinico, ansioso, sbaglia una curva e poi ancora un’altra curva, e mezzo mezzo gli finisce sulla ghiaia. Poi arriviamo al quarantanovesimo giro, che celebra una Mercedes da Monte Olimpo, una Mercedes di superpiloti, e una Mercedes di strateghi freddi e calcolatori, senza paura e senza freni, metaforicamente s’intende, che prendono un Lewis forse un pochino stanco e sdrenato, e lo richiamano ai box per mollare le gomme hard-bianche, e montare le medium-gialle. Lewis rientra comunque alle spalle di Max, comunque staccato da tuttigli altri, tra cui naturalmente annoveriamo anche le Ferrari, piccole, tristi e lontane ( e meno male che riusciranno almeno a non farsi doppiare), le gomme son perfette, la pista ormai è gomatissima, e giro dopo giro, la vettura numero quarantaquattro trasforma il gap di diciotto secondi in nessun gap proprio. Al sessantasettesimo Hamilton infila Verstappen, che ha le gomme ormai in briciole e non riesce a mantenersi leader ungherese, dovendosi di lí a un soffio accontentare del secondo gradino del podio, terzo si qualificherà invece Sebastian Vettel, che si lascia regalare il gradino di bronzo da un Leclerc un po’ scudiero e un po’ scimmietta ammaestrata. Premio di consolazione per Max il punto del giro veloce, compiuto dopo una sosta perfetta, esguita per montare le soft-rosse, che qui gli fan fare un figurone.

Belle le qualifiche, bello il gippí, bene cosí, bravi ragazzi, grazie ragazzi!

E ci si rivede  fra qualche settimana a Spa-Francorchamps. 

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