MONTECARLO: LA NOIA REGNA SOVRANA

di Veronica Vesco
Daniel Ricciardo
Max Verstappen
Lewis Hamilton
Sebastian Vettel
Fernando Alonso
Quattro Ruote
Ritratto di veronica

C'era una volta Montecarlo...Ma anche Montecarlo non è più quello che ti aspetti. Non brilla l'oro dei gioielli ostentati da Hamilton e neppure l'argento della sua Mercedes. Non fiammeggia il rosso acceso della Ferrari di Vettel o il vivido orgoglio di Raikkonen. Non scintilla l'armatura del samurai Alonso o il casco amarcord di Bottas. Monaco è ormai il regno delle lattine. Un gran premio di altri tempi, fatto per nostalgici palati fini, per sommelier delle corse d'antan, ora costretti a sorseggiare una bibita dal sapore sintetico. Fin dal giovedì la scuderia anglo-austriaca propone un azzeccatissimo cocktail di gomme e  di assetto destinato a stordire le ambizioni Ferrari manco fosse una damigiana di Lambrusco. E anche al sabato la Red Bull monopolizza l'attenzione, grazie alla inebriante pole di Ricciardo. 

Ma anche Verstappen vuole distinguersi, e sceglie di farlo assaggiando un guard rail, con il risultato che, al posto di apporre il suo sigillo sul principato, finisce per sigillare la griglia di partenza, chiudendola con la sua ultima posizione. Del resto la trasferta monegasca non era iniziata sotto i migliori auspici per Max, che nelle libere1 aveva deciso di improvvisarsi gambero, rientrando in pista con una pericolosa retromarcia. E dalla coda del gambero alla coda del gruppo il passo è breve.

Breve è anche la storia di questo gran premio, che ci ha offerto un trenino panoramico di disciplinatissime monoposto, attente a non commettere sbavature o atti incauti, rispettando rigorosamente l'etichetta... delle qualifiche. I piloti mantengono le posizioni senza difenderle, senza mai offendere, ballando il valzer lento imposto dal capofila Ricciardo e dalla sua Red Bull sgasata. Più gasato, al solito, Verstappen, che ci offre l'unico frizzante sorpasso della giornata, riuscendo tra l'altro a rimontare sino alla nona posizione.

Daniel restiste, con 100 cavalli in meno e 100 buoni motivi per sorridere in più, facendo da tappo al resto gruppo e pregustando di togliere il tappo allo champagne. Vettel ed Hamilton lo seguono senza mai tentare l'azzardo, ragionieri più che giocatori, per tenersi lontani dalle lusinghe del casinò e dalle amarezze dei casini. 

Sfortunato l'epilogo della favola di Leclerc, tradito dai freni sulla pista di casa e a soli sei giri dalla fine. Incolpevole nel travolgere la Toro Rosso di Hartley, meritevole di regalarci l'unico sussulto della gara e l'unica safety car, sebbene virtuale. Virtuale come il settimo posto di Alonso, autore di un'ottima qualifica, ma costretto al ritiro da un guasto al cambio. Insomma, cambia il motore, cambia la livrea, ma la McLaren proprio non riesce ad invertire le rotta. Forse per lo spagnolo sarebbe ora di cambiare aria, prima di incorrere nell'ennesimo naufragio.

Naviga invece a vele spiegate Ricciardo, mattatore del podio e gran cerimoniere della regata monegasca. Ora rimane solo da capire se il buon Daniel resterà in compagnia dell'arrembante ciurma di Milton Keynes o valuterà di migrare presso altri mari. Mar...anello? Mer...cedes? Per ora si gode un bel tuffo in piscina!

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