MONTECARLO PUNTA SUL ROSSO, NEL SEGNO DI NIKI

di Veronica Vesco
Charles Leclerc
Sebastian Vettel
Lewis Hamilton
Max Verstappen
Quattro Ruote
Ritratto di veronica

Montecarlo la ami o la odi. Non puoi non amarla, per tutto ciò che evoca. Non puoi non odiarla, per tutto ciò che le manca. Nel mezzo infinite emozioni, storie epiche ed epocali, mai abbastanza narrate, raccontate, memorizzate. Perché questo minuscolo angolo di mondo è così perfetto e insieme così assurdo che ha dato luogo a intere pagine di F1. Certo, pagine bianche, intrise di noia e di un inchiostro simpatico ad uso e consumo di chi non aveva nulla da dire. Ma anche pagine intense, pasticciate, scarabocchiate, da uomini e da eroi che hanno saputo lasciare la loro firma, conquistando una vittoria o spalmando il nero delle gomme sui muri o sui rail. Montecarlo è così, stringe e costringe, nell'errore o nella leggenda, che poi a volte significa la stessa cosa. 

Montecarlo era rosso quest'anno. Rosso per Niki, con la profusione dei suoi cappellini sopra ad ogni testa. Rosso per Hamilton e per Vettel che quei colori li portavano sul capo, e che hanno saputo sfoggiarli con leggerezza, con controllo, con ardore. Degni del miglior Lauda che certo sorrideva guardandoli fare la doppietta che in cuor suo sognava. Perché le corse, quelle vere, sono una fede. E Niki aveva il cuore diviso a metà. Nulla meglio di quel podio lo avrebbe potuto rappresentare. Nulla meglio di quel podio lo avrebbe potuto commemorare. Perchè a Montecarlo ognuno è stato se stesso. Complesso, rabbioso, strepitoso. Ma ognuno ha seguito la sua indole, senza dimenticare chi era , senza dimenticare chi sarà.

Charles, ad esempio. Il grande atteso. L'eroe di casa, l'eroe del nuovo popolo rosso. Spodestato da un errore infausto e plebeo rispetto ai blasoni Ferrari. Cacciato nei bassifondi che il suo talento non conosce e dai quali vuole scappare. Al più presto e senza misura. Regalandoci grinta, coraggio, follia. Vestendo Monaco di ricordi, facendo rivivere manovre di un tempo perduto, sconosciute ai moderni, vive in lui. Lui che correva nella memoria del papà e di Jules e che li ha omaggiati come gli eroi antichi. Restando grande nella sconfitta, novello Ettore, caparbio alla Gilles.

Sebastian per assurdo. Colui che ha saputo attendere, aspettare. La resa o il fallo degli altri, di chi sta davanti, ormai per consuetudine, per un'abitudine innata e consacrata. Dopo un giovedì sottotono, tentando di domare un cavallino troppo bizzarro, dopo un sabato sopra le righe e contro le barriere. Dopo una qualifica nervosa, livorosa, in cui si è trovato unico portabandiera di un vessillo ormai lacero. L'unico Alfiere rimasto in pista ha ragionato, calcolato ogni mossa. Nella prudente scia lenta di chi tentava di sopravvivere, di chi provava a ghermire, con gli artigli mozzi, l'aquila reale Mercedes.

Lewis per converso. Il re incontestato, primo tra i primi. Che si ritrova a difendere, per una volta in difetto, come sempre perfetto. Hamilton preoccupato, che ha bisogno di essere costantemente rassicurato. Perché sente che le sue gomme non vanno, che non ce la faranno. E iniziano le querule comunicazioni, qualche sommessa critica verso il suo impeccabile muretto. Il che ci dimostra che anche il mito infallibile ha qualche lato oscuro, qualche demone che lo agita e che agitandolo lo rende migliore. Più umano, più vicino. Perché Lewis ci tiene davvero a portare quel casco rosso sul primo gradino del podio. E lo fa con precisione, con concentrazione, con dedizione. Come il miglior Niki.

Max per stupire. Il ragazzino bizzoso che proprio a Montecarlo, lo scorso anno, seppellì la congenita propensione all'errore, oggi ritorna ad essere Mad. Una follia calcolata certo, ma che non smette di renderlo protagonista. Nella corsia dei box prima, quando ingaggia un feroce corpo a corpo con Bottas, compromettendo la gara di entrambi, mettendo in chiaro che lui non si piega. Nell'inseguimento strenuo ad Hamilton poi, consapevole della difficoltà dell'impresa, sempre pronto a sferrare l'offesa. Indipendentemente dal fatto che arrivi quando non può più trarne vantaggio, pronto a mostrarci sempre il suo coraggio.

Protagonisti loro, di una Montecarlo finalmente viva. Al di là delle critiche, delle gomme, delle sanzioni. Perché ieri è andato in scena uno spettacolo insolito. Un tracciato inadeguato, sicuramente, secondo la ragione. Un circuito che però ha saputo lasciarci un emozione. Un testimone. Perché chi vince, tra glamour e noia, è certamente lui. Uno degli ultimi baluardi rimasti per gli amanti delle corse d'antan, pure e dure. Il Gp di Montecarlo, criticato, additato, vituperato, oggi ci ha regalato nuova linfa. Nel ricordo, in bianco e nero, di chi c'era. Nella speranza, colorata, di chi lo animerà in futuro. La sfumatura comune rimane il rosso, della passione, del fuoco, dei cappellini tributo. Perché questa Montecarlo, corsa in suo onore, ha ritrovato il sapore di Niki.

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