MONTMELO': THE DOWNWARD SPIRAL

di Mari Lafayette
Max Verstappen
Valtteri Bottas
Lewis Hamilton
BIS VINCIT QUI SE VINCIT
Quattro Ruote
Ritratto di marilu

Siamo a una manciata di chilometri da Barcellona, terra di Catalogna, al primo appuntamento europeo di un campionato che si mostra, ad oggi, privo di brio e in cui le aspettative e i pronostici annoiano un poco. Le frecce d’argento dominano la classifica, le rosse han collezionato un bel poker ma non di assi, bensí di figure barbine, e Max Verstappen, per fortuna, seguita a vezzeggiare gli appassionati con le sue performanti performances. Tutto il resto è noia. Noia, noia, noia.
Il Circuito di Barcelona-Catalunya, sede dei test invernali, è ben conosciuto dai piloti, e la sua caratteristica principale è la criticità che interessa la gestione degli pneumatici. Le curve veloci e miste portano ad un consumo tale che non sorprendono le strategie con due soste, la gomma anteriore sinistra è quella che soffre maggiormente, e quando soffre davvero, anche l’assetto ne risente fortemente. Hermann Tilke è riuscito a mettere mano anche a questo tracciato, progettando alcune modifiche relative la terzo settore. Due sono i rettilinei importanti, quello affiancato alla pit lane, e un secondo, più breve, a ridosso del terzo settore, mentre per quanto riguarda le curve, ricordo la numero uno, caratterizzata da un modesto, ma comunque impegnativo dislivello, e la velocissima e lunghissima numero tre. Terzo settore molto curvoso e quasi riccioloso, che si chiude con la veloce curva sedici, importantissima perchè ad essa segue il rettilineo lungo che ospita la bandiera a scacchi. Difficili i sorpassi catalani, e niente effetto carrettino: mai incollarsi agli scarichi della vettura che precede, altrimenti le gomme si spàppolano.
Le Ferrari arrivano al Montmelò con una nuova power unit, e mi auguro che zio Mattia e i suoi siano finalmente riusciti a sistemare quel che c’era da sistemare, almeno un pochino, nella speranza di poter assistere a un prosieguo del mondiale un po’ più effervescente.
Bene, veniamo alle qualifiche.
Primo a uscire Kubica, non che il fatto sia degno di nota in sè e per sè, ma la nuvolozza color cielo di Pechino che sbotta fuori dalla sua monoposto, mi ha fatto sorridere e partire un “ussignùr” (cit. l’oroscopo della Gazza). La Renault di Hulkenberg è la prima a farsi una svisata sul ghiaíno, prima, e una sfalciatina sull’erba, poi, danneggiando l’ala anteriore, che si spezza, si incastra malamente dopo essersi rovesciata, e la pista è tutta una scintilla, ergo, niente Q2 per lui, cosí come per le due cenerentole della Williams, Stroll e Giovinazzi. Mercedes e Ferrari prime a uscire in Q2, con Leclerc primo a uscire dalla traiettoria in curva nove, brutta immagine quella del fondo dell’auto che spara scintille e pezzi vari qua e là. Le Mercedes dominano la seconda sessione di prove, seguite dalle Ferrari che però si beccano più di undici decimi di distacco. Esclusi dalla Q3 sono Norris, Albon, Sainz, Perez e Kimi Raikkonen. In Q3 Bottas subito aggressivo, qualche sbavatura invece per Hamilton, e poi il solito trenino, che ci porta alla gara con Woodman davanti a tutti, e terza pole consecutiva per lui, seguito da Hamilton, Vettel, Verstappen, Leclerc e Gasly.
Si spengono le luci rosse, Hamilton è incazzato nero, lui può, e per qualche istante, prima della curva uno, in testa ci sono la sua Mercedes, quella di Bottas, e sulla sinistra appare la Lina rossa, guidata da quello sbroccato, squilibrato, e soprattutto inconsistente di Vettel. Bottas sta nel mezzo e riesce a evitare la Ferrari numero cinque, ma il Sarracino con le treccine schizza via, mentre Vettel non può fare altro che attaccarsi al tram, dopo aver ceduto la posizione a Verstappen, e ringraziare un santo a scelta, perchè dopo una manovra cosí del cazzo, è un miracolo se sta in pista, invece che sulla ghiaia, dove invece si fa un bel giro Kimi Raikkonen. Tutti fuori con le C4 a banda rossa, morbide ma non morbidissime, ma già al sesto dei sessantasei giri previsti, al Giovinazzi gli mettono le C2 a banda bianca, dure, ma non durissime, strategia che ricorda un po’ i celeberrimi piani B di MissionNoWin. Charlie Big Potato non è poi cosí abbacchiato come era parso ieri e anche oggi, prima della gara, sta lí cattivissimo, appiccicato alla Lina e al dodicesimo gli lasciano addirittura superare quella pippa di Vettel. Velocissimi Hamilton e Verstappen fanno i temponi, per le rosse invece c’è qualche difficoltà al terzo settore, i gap si allungano, la gara comincia ad annoiare e io devo assolutamente pianificare una strategia per non addormentarmi. Al diciannovesimo iniziano i doppiaggi, ma non accade nulla di speciale, qualcosa di speciale invece accade al giro successivo, i meccanici Ferrari sono agitatissimi e la tensione maligna è palpabilissima, terribile il cambio gomme per Kid Seb. A questo punto prendo a credere che lí dentro giri un qualche gufo menagramo, molto probabilmente è lo stesso Vettel ad attrarre la mala sorte, sicuramente i Ferraristis made in Japan avranno notato, come me e qualche nerd che strippa per i numeri, la durata di quattroequattro del pit, e il quattro porta rogna, tanta rogna, si salvi chi può! Perfetta invece la prima sosta di Max Verstappen, che a differenza di Seb, che ha messo le C3, medie e  gialle, rimonta la rossa, e rientra in pista quinto, e quindi, incredibilmente, possiamo assistere al secondo pit stop demmerda di casa Ferrari, qui tira proprio una brutta aria, ma brutta forte, quattroequattro anche per metter su le C2 hard bianche a poor Charlie! Oh my Gosh! Perfettissimi e super sciallatissimi i pit stops dei meccanici Mercedes, gomme gialle per le due silver arrows, mentre ai box Ferrari si cerca l’àbaco per fare un po’ di conticini, e magari anche un àugure per scovare il gufo. Al trentasettesimo i conticini sono pronti e un lampo di genio, venuto a non si sa chi, impone a Leclerc di cedere la posizione a Kid Seb, altra sosta per lui, ancora gomme gialle, nuove di zecca, montate in dueedue, e menomale, che diamine! Gran pasticcio in curva due tra Stroll e Norris, contatto, in realtà minimo, ma più che sufficiente per far fuori entrambe i piloti, per far uscire la safety car, e per far schizzare Leclerc ai box a montare le medie, Hamilton manda a cagare Bernsdtrt Mayländer, perchè guida troppo lentamente, gli spazzini catalani sono anche più lenti e per levare la ghiaia buttata in pista da Stroll e Norris ci vuole un’eternità. A tredici giri dal termine la gara riprende con una ripartenza al fulmicotone, ma davanti restano le Mercedes, seguite da Verstappen e quindi da Seb e Charlie. Hamilton è una furia, la gara è tutta sua, mi spiace per Bottas, secondo, oggi tifavo per lui, bravissimo Verstappen, terzo. Quinta doppietta argentata. Mercedes über alles!

 

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