NELLA GIOSTRA DI HOCKENHEIM, DOVE E' LECITO SBAGLIARE

di Veronica Vesco
Max Verstappen
Sebastian Vettel
Lewis Hamilton
Charles Leclerc
Daniil Kvyat
Quattro Ruote
Ritratto di veronica

Due grandi attese. Hockenheim e la pioggia. Molteplici sorprese, dall'incredibile foggia. In Germania i colpi di scena non si risparmiano, dal venerdì, caldo e rosso, al sabato, il solito vorrei ma non posso. Con la Ferrari in pompa magna che si erge ancora prima nelle libere, a dispetto del fresco ritrovato e di un nubifragio annunciato. Con la Ferrari che firma una delle peggiori débacle di sempre, abbonandosi all'ultima fila, nella Q1, all'ultima casella, nella Q3. Un' occasione mancata che si somma alle tante, che lascia strada a chi ne approfitta, a chi balla quando questo gatto annuncia la resa, troppo celere e frettolosa, da apparire cieca. Invece ciò che accade è ben lontano dall'essere immortalato da uno sguardo miope. Rimangono infinite sfumature, certo, sfuocate dalla pioggia come acquerelli. Ma anche nitide visioni, che per una volta portano nella giusta direzione.

La gara parte sotto l'egida protettiva di una safety car che benedice il giro di formazione, rendendolo lungo come una litania, speranzoso come una preghiera. Dei piloti e di noi spettatori. Perché lo spettacolo inizi, perchè finalmente i motori possano cantare sotto la pioggia. E infatti dopo le cautele lo start offre un avvio regolare, con tutti i rischi del caso. Con Verstappen che singhiozza, e si allontana dalla vetta. Con Hamilton al sicuro, dalla sua pole protetta. Poi gli altri. Nuvola indistinta. Caos e caso in un groviglio esaltante. A semafori spenti si accendono le lotte, mentre le gocce investono a fiotte. Visibilità scarsa, criticità alta. Ma si tiene duro. In fondo è un gioco a chi persiste, a chi resiste.

Leclerc è un diavolo baciato dall'acqua santa, intrepido e veloce. Vettel una furia, una valchiria senza seno che ha ritrovato il senno, di ieri e di poi. Nel mezzo miriadi di danze, minuetti, giri di valzer. Perché in queste condizioni si sbaglia, ed è lecito sbagliare. Tra curva 16 e 17 non si contano gli errori, si scontano gli orrori. Gare finite sul più bello, infrante nell'asfalto di una via di fuga che pare uno specchio e che mostra il riflesso, crudele e impietoso, di chi si trova a fare i conti con se stesso. E spesso i conti non tornano e ci si ritrova fermi, insabbiati, nelle maglie di un destino avverso, che cerca un avversario diverso.

Ad Hockenheim si fa gara a chi resta in pista. A chi fiuta la pioggia, novello rabdomante. A chi indovina la tempistica di un gran premio incalzante. Due motori Renault ci privano di Lando e Daniel, protagonisti attesi, sorpresi dai loro mezzi. La pista da ghiaccio di quella via di fuga insidiosa condanna Charles, gelando le speranze di riscossa Ferrari. Risparmia Max, campione di autocontrollo. Grazia Sainz, che recupera con una manovra che ricorda un parcheggio in un centro commerciale. Tiene in vita Hamilton, già influenzato, che sgretola l'ala contro le barriere e si vede costretto a un'interminabile sosta ai box, assistendo impotente al suo virus che dilaga tra i meccanici in panico e che gli offrono una poco salvifica sosta di 43 secondi. Ci sono medicine che agiscono molto pià rapidamente nell'epoca moderna. Ma la Mercedes, in chiave celebrativa d'antan, si adegua alle cure secolari manco rappresentasse i no-vax. Il risultato? un'epidemia disastrosa che contagia pure Bottas, al quale non bastano i rimedi naturali dei boschi finlandesi per non finire a muro.

Lewis è stremato. Sale la febbre, aumenta la pressione. Chiede e invoca un ritiro che gli viene negato. Deambula come può lungo la pista, regalandoci un doppio 360. Resiste e non insiste invocando la fine. Della gara e dell'incubo Mercedes. Verstappen invece abbraccia il sogno della seconda vittoria stagionale, dopo una partenza a rilento a cui ha saputo rimediare a suon di sorpassi. Kvyat, vero redivivo, culla il podio atteso da tanto, almeno quanto la sua piccola Penelope, nata nella notte. La vettura di sicurezza è indiscussa protagonista, mefistofelica e caotica, con i suoi 6 ingressi. Ma anche Vettel,che toglie la sua Lina-Psiche dalle grinfie degli inferi, superando le innumerevoli prove, senza cadere nella tentazione di girarsi. Sebastian esce a riveder le stelle della piazza d'onore, mentre le stelle Mercedes sono offuscate dalle ombre. E' anche questa la follia di Hockenheim, che racconta la storia del figliol prodigo mentre azzera i prodigi delle teutoniche meraviglie di casa. Che rimescola le carte a tal punto da regalare un punto a Kubica, vero figlio dell'azzardo. Che parte da un amarcord bellissimo nel segno indimenticabile di Schumacher. Che era e che sarà.

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