TROUBLE

di Mari Lafayette
Valtteri Bottas
BIS VINCIT QUI SE VINCIT
Quattro Ruote
Ritratto di marilu

Rieccoci al gippí che ci porterà in Europa, con una bella dose di euforia, visto che, come le precedenti edizioni della Montecarlo dei Poveri, anche questa che è la quarta, qualche zircone montato su zama lo ha regalato.

Qui a Baku, Bernie e Tilke ce l’hanno messa davvero tutta e han tirato fuori una pista cittadina, di cinquantuno lunghissimi giri, strettissima, con un disegno assurdo, un rettileneo assurdissimo, anzi due, lunga sei chilometri, priva di tratti troppo tecnici, e che si fa addirittura correre in senso antiorario. Baku e le sue Flame Towers, che brillano nei dintorni della pista, sono battute dal vento e trovare il giusto assetto è fondamentale: qualcuno cerca aderenza e stabilità nelle curve, specialmente in quelle strette, altri puntano tutto sui due rettilinei infiniti, in generale, le monoposto sono più prestanti con basso carico, facendo attenzione alle prime quattro curve. Attenzione anche alle temperature, perchè qui si corre nel tardo pomeriggio, e non fa per niente caldo, anzi, spesso fa freddo proprio. Temutissima da tutti i piloti è la curva numero otto, in prossimità del Castello di Baku, praticamente un imbuto. Ma non è mica finita, circuito cittadino significa asfalto infame e strategia pneumatici-soste fondamentali per arrivare almeno alla bandiera a scacchi. Re indiscusso di tutte le edizioni azerbaigiane il caro Berndstrtt Mayländer. Non ricordo mai come si scrive!

Qualifiche

L’edizione duemiladiciannove si rivela densa di avvenimenti eclatanti, esilaranti, mai visti prima. Prove libere segnate indelebilmente dalla Williams di Russell, segnata indelebilmente da un tombino mal posato e maledetto (pare però che sia stato Leclerc il primo a farlo sobbalzare), che la fa letteralmente saltare come un Jack-in-the-box, l’auto si ferma e il pilota è illeso. Ma non è mica finita, l’autogrù che recupera la povera Williams si incaglia sotto un ponte-sponsor e la monoposto e l’asfalto circostante vengono inondati da una pioggia di olio, che trabocca copioso dai pistoni della grù. La disfatta Williams ci accompagna anche in Q1, con Kubica che si spalma alla curva del Castello, Toro Rosso molto bene, con tempone di Gasly, che però parte dalla pit lane per aver skippato la pesatura dopo la seconda sessione di libere, cui si aggiunge l’irregolarità rilevata nel flussometro del carburante.

Arriviamo quindi in Q2, i Ferraristis ai bars son tutti gasatissimi, Leclerc guida indiavolatissimo da tutto il week-end, forse troppo, e quando la regia si sofferma sull’immagine di un’altra monoposto spalmata alla curva otto, sullo spoiler mobile leggiamo il motto di Maranello per il duemiladiciannove, “Mission Winnow”. Sí, cari Ferraristis, dei bars, urbis et orbis, l’auto è quella di poor Charlie, che se ne va mestissimo ripetendo urbi et orbi “I am stupid”. Mission Win-non si sa quando. Cuoricioni morbidoni per Leclerc, che attutiscano soprattutto lo psico-urto post crash. Mi raccomando, Leclerc, son cose che succedono, forza e coraggio, che in Ferrari avete già Kid Seb a drenare l’allegria. Conto su di te. Parti comunque ottavo, grazie al tempone segnato prima di spiattellarti, e anche grazie alle penalità assegnate a Giovinazzi e Raikkonen, facci sognare!

La Q3 si chiude con Bottas davanti a Hamilton, seguono quindi Vettel, Verstappen, Perez, Kvyatt e Norris. Will Buxton di Sky UK mi fa morire in un’intervista spassosissima con Bottas, in cui i due ci divertono parlando di porridge. 

Gara

I primi giri me li guardo con il commento di David Croft e Paul Di Resta, David potrebbe anche lui andare al mercato settimanale di Mergellina a vendere la frutta, anche lui è infuocatissimo e urla come Meda e Vanzini, ma non v’è dubbio che la partenza meriti un commento dalla potenza belluina e anche boscaiola, sí perchè Bottas è un figo a tener testa a Hamilton, e sulle prime quattro curve possiamo ammirare le frecce sfrecciarsi le fiancate, senza sbavature o colpi bassi o malcelate riverenze, sfrecciare via sul resto della carovana, che sul primo rettilineo, tra le curve quattro e cinque, è variopintissima e dopo i riflessi d’argento, sfoggia il rosso di Vettel, il rosa di Perez, il giallo sparso in blu e rosso di Verstappen. Ben incollato segue Norris, poi c’è Leclerc, nelle retrovie gustosissimo il duello faentino, con Albon che passa Kvyatt come un pro.

Al decimo la Ferrari di Leclerc polverizza Verastappen, con un sorpasso magico, che fa di certo sognare tutti i Ferraristis, ai bars, che esultano dinanzi a siffatta manovra, 

Vanzini prosegue nella sua interpretazione di Guido Meda, versione quattro ruote, leggermente raffreddato, ma carico abbèstia, ogni tanto si ricorda persino di respirare, e soprattutto non si dimentica, già al ventottesimo, di presagire il quarto doppio podio d’argento. 

I team radio per Kid Seb mi sbríciolano, io son velenosa perchè non mi è simpatico e quindi al prossimo GP vorrei l’interfono con la zio Mattia e il carillon che suona Stille Nacht. “Pace is good, Honey. It’s ooook Honey”. 

Abbiamo da poco superato la metà della gara, Leclerc è al comando seguito dalle due Mercedes, tutti e tre a gomme medie/gialle, ma la rossa inizia a faticare, non ha ancora boxato, dietro, lontano, Seb non molla, o arranca, che dir si voglia, ma fatt’ è, che Leclerc si fa fumare da Bottas come un pivello e, nel frattempo, Ricciardo si guadagna il nuovo nickname “Retardo” a furor di popolo. Il caro Daniel taglia la via a Kvyatt, per infilarsi prima in una via di fuga e quindi nella fiancata destra della Toro Rosso, ritiro coatto per entrambe. Le gomme di Leclerc sono quattro marsmallows e Lewis lo passa con grande agio, siamo al trentacinquesimo e con un qualche piano B della celebre strategia Winnow, Charlie esce dalla pit lane con un treno di rosse perfetto per farsi passare anche da Verstappen, quindi da Gasly, che però non riesce a tenere la posizione, e in pista c’è bagarre, purtroppo per poco, perchè la sua vettura va in panne all’improvviso, e scattano un paio di giri di Virtual Safety Car. Nessun colpo di scena, le bandiere verdi riprendono a sventolare, cosí in Ferrari proseguono con l’uso, e consumo, di Leclerc ancora cavia al servizio della Pirelli, altro treno di rosse a due giri dal termine, che comunque consente il premio di consolazione del giro veloce. Trionfo assoluto di Mercedes, tutta, onnipotente, fantastica, fantastici tutti, i piloti, i tatuaggi nuovi di Lewis, che se li è fatti sulle mani e quindi indossa anche i guantini anallergici con la pomatina, Toto, la strategia, il team, il mood, alè, evviva. 

Primo Valtteri Porridge Woodman Bottas, figo, fighissimo, poi Hamilton, Sad Seb a undici secondi, Max Verstappen, Charles Leclerc, Perez, Sainz, Norris, Stroll e ultimo a punti Kimi Raikkonen. Disastro Ferrari, disastro Renault, disastro Toro Rosso. 

La vedo grigia... 

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