UNGHERIA: DAMMI SOLO UN MINUTO

di Veronica Vesco
Lewis Hamilton
Max Verstappen
Valtteri Bottas
Sebastian Vettel
Charles Leclerc
Quattro Ruote
Ritratto di veronica

Il rovente Hungaroring apre il weekend di gara con un venerdì piovoso, giusto per minare le secolari certezze, ma anche le minime velleità di migliorarsi per quelle squadre che, come la Ferrari, avevano portato aggiornamenti da testare. Pochi numeri di tempi sui tabelloni, in compenso non si conta il numero di sbadigli da parte dei piloti, costretti all'inattività forzata, viste le previsioni di gara asciutta e la necessità di risparmiare componenti. Tutto rimandato alle FP3 del sabato mattina. Rimandato come la partenza di quest'ultima sessione, che inizia in ritardo a causa di una copiosa perdita d'olio occorsa nella gara 1 di Formula 2. I commissari tentano di asciugare il tutto ricorrendo alla polvere bianca. Il risultato frutta in effetti qualche allucinazione, al punto che la Ferrari si illude di essere in lotta con i primi, rimediando distacchi infinitesimali.

L'effetto purtroppo svanisce nel giro di poche ore e i Ferraristi vedono polverizzate le residue speranze di una gara combattuta. Fiutano l'inghippo da subito, ma la consapevolezza si fa strada già nel corso della Q2, quando Charles decide per un rimedio d'urto, che contempla l'accompagnamento della sua vettura contro le barriere. Il monegasco è molto solidale nei confronti del suo compagno, nonchè geloso dell'attenzione mediatica che riscuote Vettel. Così, per par condicio, decide di eguagliarlo quanto ad errori, in modo da bilanciare equamente oneri e onori. In fondo, ad essere sbilanciata, ci pensa già la SF90.

Nonostante il diversivo, Leclerc riesce comunque a conquistare la Q3, grazie ad un crono sufficientemente competitivo e all'ottima prova dei meccanici Ferrari, velocissimi a intervenire sul retrotreno danneggiato. Non altrettanto rapide, purtroppo, risulteranno le due Rosse, che rimediano circa mezzo secondo dal poleman Verstappen. Già, perché l'Ungheria regala finalmente a Max la tanto agognata partenza al palo e a noi un'inaspettata prima fila, con Bottas che ha la meglio su Hamilton, terzo. Sembrerebbe l'inizio di un nuovo idillio per il finlandese di casa Mercedes, una sorta di dono anticipato. Ma dato che Natale viene una volta all'anno è inutile sperare nel lieto fine. La parabola del prode boscaiolo sembra essere arrivata ai titoli di coda, specialmente dopo un avvio da incubo che lo spedisce in coda al gruppo. Il povero Valtteri parte con il coltello tra i denti, mostra i muscoli facendo di tutto per restare davanti. Ma nulla può contro un Lewis redivivo, immune anche a un leggero contatto, che lo mette subito al tappeto. E, quando tenta il tutto per tutto, ecco Leclerc che gli chiude la porta in faccia, tarpandogli l'ala e ogni residua speranza di recuperare. 

In casa Mercedes il pit stop di Bottas non avviene in un clima da comiche, bensì in presenza di ombre sinistre, che lasciano presagire sequenze da film drammatico. Regia a cura di Toto Wolff, attore da Oscar, che si prende la scena e annuncia di voler prendere per mano Ocon, proprio a favor di telecamera. Con pochi giri di parole e abbondante retorica si concede il lusso di scaricare Valtteri in diretta, senza offrirgli diritto di replica e neppure la consolazione di essere protagonista di una candid camera.

I veri protagonisti invece sono Lewis e Max, con l'olandese al comando e Hamilton che segue a ruota. Con Hamilton che rischia una seconda sosta, montando un altro treno di gomme gialle, per ricordare a tutti che cosa significhi realmente l'alta velocità. Nella fattispecie una sequenza instancabile di giri veloci, in barba ai freni surriscaldati e ai freni inibitori ormai del tutto congelati. La caccia è spietata e Lewis, al solito martello, oggi predilige lo scalpello, per continuare a limare i suoi crono, voli supersonici incastonati in una sequenza da brivido. Brivido per Verstappen, che nulla può contro la perfezione di una simbiosi quasi ultraterrena, dove auto e uomo sono all'unisono, dove talento e intuizione si fondono per concertare un'incredibile vittoria.

Tutti gli altri invece sembrano appartenere a una categoria minore, accumulando distacchi nell'ordine di un secondo a giro. Persino Gasly, che evidentemente è ancora convinto di guidare una Toro Rosso. Persino Bottas, che risale fino all'ottava posizione, prima di scontrarsi contro Kimi, vero sempreverde della griglia, un albero secolare che le residue forze di Valtteri non riusciranno ad abbattere. Soprattutto le Ferrari, prime degli ultimi, e non si sa quanto honestly. Non si sa neppure con quali gomme, dato che le medie non risultano veloci e le dure non durano abbastanza. Vettel prova a risolvere il rompicapo ritardando il pit stop e puntando tutto sul rosso. Il risultato non è di quelli che sbancano, ma si porta a casa una bella rimonta e un salvifico terzo posto. Charles invece incassa solo il sorpasso e la medaglia di legno. Ma almeno si risparmia il lugubre trofeo, decisamente a tema vista la performance del Cavallino, con una Ferrari che solo grazie alla doppia sosta di Hamilton non finisce doppiata. Seb proprio non riesce ad esultare, nemmeno a canticchiare una litania. Eppure qualcosa potrebbe intonare: "Dammi solo un minuto" (Un soffio di scarichi, una Red Bull ancora...)

 

 

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